di seguito le informazioni sulla puntata di E IO CI STO andata in onda Venerdì 21 novembre, a cura della Fusoredazione:
PLAYLIST 
Daniele Silvestri – Cohiba
Le luci della centrale elettrica – Lacrimogeni
Neffa – Strategie dell’universo
Pino Marino – Non ho lavoro
SOTTOFONDI DEI PARLATI
Hot Butter – Popcorn
Alias – I heart drum machines
Dj Rupture – Elders Clouds
Mogwai – Travel is dangerous
Il file audio della puntata:
[audio:http://mirror.fusolab.net/~saverio/fusoradio/3325.mp3]
MEMORIE DALL’ONDA: FASE 2, AUTORIFORMA E COORDINAMENTO NAZIONALE
Dalla protesta alla proposta. Sono queste le parole d’ordine con cui ha inizio la Fase 2 dell’Onda anomala, il movimento studentesco nato come forma di contestazione della riforma scolastica Gelmini e che, dopo un mese di assemblee, occupazioni e cortei, si appresta a compiere un passo decisivo: stilare una propria proposta di riforma delle Università. ”Non siamo solo quelli dei no – scandisce al microfono dell’Assemblea de La Sapienza Giorgio, studente di Fisica – e per questo vogliamo presentare pubblicamente la nostra idea di Autoriforma”. Dopo la prima prova di sabato 8 a Firenze, e la manifestazione indetta per il 14 a Roma, il 15 e 16 di novembre saranno i giorni della seconda “Assemblea nazionale studentesca”. Si riuniranno a Roma i rappresentanti di tutti gli Atenei d’Italia, e saranno qui varati i primi workshop, tenuti orizzontalmente da ricercatori e studenti, per un’autoriforma equa e solidale.
Roma è in questi giorni di novembre una città fredda e irreale.
In un bar di via Cavour – è una plumbea mattina d’autunno – le voci della prima colazione vengono improvvisamente sovrastate da un vecchio coro, che dalla strada si fa forza e insiste: “Se non cambierà…”.
Novembre di nubifragi e rivolta. Siamo in macchina, destinazione La Sapienza.
Vicino alla sede di Liberazione, in via del Policlinico, un’agenzia interinale occupata. Dal balcone dello stabilimento sventola uno striscione: “Ci state rubando il futuro”.
I temi politici ineludibili, continuano gli studenti in assemblea, sono tre: la questione didattica e la critica complessiva al sistema del 3+2, che ha dequalificato i programmi, smembrato i saperi ed inventato una laurea breve ad uso e consumo delle agenzie interinali; il diritto allo studio, da garantire fattivamente attraverso redditi diretti ed indiretti; la formazione al lavoro, da tradurre in stage e tirocini qualificati e retribuiti.
Saranno inoltre proposti l’abolizione delle fasce di docenza, l’orizzontalizzazione della ricerca, la flessibilità del percorso formativo e l’aggiornamento periodico dei programmi didattici. “Non è di certo possibile – prende la parola Giorgia, studentessa di Medicina – che ricerca, tirocini e stage siano oggi intesi come mera manovalanza gratuita e passiva a disposizione di qualche docente. Noi dobbiamo proporre un altro modello, orizzontale ed attivo, di ricerca”.
(da un volantino)
Venerdi 7 novembre – Notte bianca della ricerca a Roma Tre.
Osservazioni al telescopio, visita ai laboratori di ricerca, lezioni, esposizione di poster scientifici, lettura de Il Saggiatore di G.Galilei e Vita di Galileo di B.Brecht, seminari di Giovanni Battimelli (“La ricerca scientifica in Italia dal dopoguerra in poi”) e di Mario Tozzi (“L’Italia sotterranea”), concerto di Mimmo Locasciulli.
Questi ragazzi pensano che il problema della dequalificazione didattica non si risolva necessariamente con la politica del numero chiuso, ma con una maggiore politica di finanziamenti alle Università. “Da adeguare come minimo alla spesa media europea” sostiene la rappresentante degli studenti di Scienze Politiche.
Una cosa è certa: gli studenti in rivolta non sono gli ultimi della classe, né “quelli del 18 politico”. Non sono neppure i privilegiati dal baronaggio, né la violenta teppaglia su cui insiste il Presidente del Consiglio. Tutta la mitologia sull’Onda creata dai mezzi di informazione della destra di governo, si scontra con la realtà di un’Assemblea composta da studenti responsabili, giovani talenti e ricercatori preoccupati per il proprio futuro.
“Un’altra meritocrazia è possibile – spiegano al microfono due studenti di Medicina – e siamo i primi a voler combattere gli abusi d’ufficio del baronaggio universitario”.
In che modo? Ecco le prime proposte: indicazione delle ore didattiche minime da esercitare in sede, periodica verifica della qualità delle lezioni, interruzione del principio di anzianità, trasparenza del bilancio d’Ateneo.
“Sia chiaro – continua la portavoce degli studenti di Chimica – che la nostra meritocrazia non avrà nulla a che spartire con la selezione politica dei baroni né con quella economica degli Atenei privati”.
“Diritto di studio per tutti – conclude l’argomento Flavia di Architettura – ma anche incentivi per i più motivati, nel campo scientifico così come in quello umanistico ed artistico”.
Qualche protesta da parte dell’ala più politicizzata dell’Onda. Applausi dal resto dell’Assemblea.
(da un volantino)
Domenica 9 novembre – Accoglienza alla Città universitaria.
Conferenze tenute dai dipartimenti di Psicologia, Antropologia, Economia, Medicina e Fisica, merenda per i bambini, pranzo con intrattenimento, dibattito sull’evoluzione dell’istruzione pubblica italiana negli ultimi venti anni, laboratori per l’infanzia, concerto tenuto dall’orchestra della Sapienza.
Un Coordinamento nazionale studentesco: ecco la proposta che sarà ufficializzata durante le giornate romane del 14, 15 e 16 novembre. Un’unica ed organica Rete nazionale, che gestisca la protesta (assemblee e manifestazioni) e la proposta (i workshop per l’Autoriforma).
Il Coordinamento delle Facoltà della Sapienza ha già preparato una lettera che sarà presto diramata a tutti gli Atenei d’Italia.
Applausi.
(dall’Appello nazionale del Coordinamento delle Facoltà della Sapienza)
«Noi la crisi non la paghiamo!», è l’espressione di un’intelligenza collettiva che si forma nelle lotte ed esprime il rifiuto a pagare i costi della crisi globale. Significa in primo luogo la richiesta di abrogazione delle leggi 133 e 137, in quanto strumenti principali di dismissione di scuola ed università.
Non ci sorprendiamo, sono ormai 15 anni che Università e ricerca non vengono considerate come settori strategici in cui investire. Le ultime “modifiche” della riforma Gelmini, aldilà delle presunte astuzie comunicative, sono un tentativo per differenziare i finanziamenti per gli atenei, usare la retorica del merito per dequalificare i saperi e costruire gerarchie nel mercato del lavoro, imporre una presunta logica dell’efficienza produttiva per innalzare le rette, rafforzare i numeri chiusi e introdurre i prestiti d’onore, ovvero quel meccanismo del debito che sostanzia i processi di finanziarizzazione del welfare.
Le giornate d’assemblea nazionale del 15 e 16 novembre si pongono come obiettivo quello di garantire l’estensione e la durata di questo movimento. Questo movimento, infatti, nel contestare delle riforme specifiche, già rivolge una critica più ampia a tutto il sistema della formazione del lavoro.
Questi tre workshop serviranno a definire dei report da presentare in plenaria assieme ad una proposta di agenda politica.
SABATO 15 NOVEMBRE
Plenaria, workshop, riunione delle presidenze dei workshop, report dei tre punti tematici e agenda, riunione sulle forme di autorganizzazione del movimento
DOMENICA 16 NOVEMBRE
Plenaria, assemblea scuola e università
Emerge infine la situazione anomala delle Facoltà artistiche, come Accademia delle Belle Arti e Conservatorio di Santa Cecilia, umiliate ed offese sia a livello economico (considerando i tagli già effettuati al F.U.S.) sia per quanto riguarda la qualificazione stessa degli studi. “È necessaria una riforma che ridia valore ai nostri diplomi – afferma Marta, studentessa del S. Cecilia – valore evidentemente sproporzionato rispetto al livello degli studi che affrontiamo. È chiara la volontà di soffocare il campo artistico, quando ad uno studente di Conservatorio dopo dieci anni di studio viene riconosciuto solo un diploma di dubbio valore”. “Né tanto meno è giusto – prosegue una studentessa dell’Accademia – che lo Stato italiano non preveda borse di studio o incentivi economici per la Ricerca artistica, così come avviene in tutto il resto del mondo. Come se l’arte avesse meno peso culturale di altre discipline, o debba averlo in questo paese”.
“Insomma – conclude Paolo, sempre dell’Accademia – l’arte italiana è completamente abbandonata a sé stessa, e cioè alle leggi del mercato che ledono la sua indipendenza qualitativa”.
L’arte è la scienza resa chiara (Jean Cocteau)
Roma è in questi giorni di novembre una città fredda e irreale.
Violenti nubifragi gonfiano le strade di pioggia, foglie e pagine di giornale.
Le esternazioni di Cossiga si depositano sul fondo di questo pantano come cadaverici arcani ministeriali.
“La mia intervista apparsa su “Il Giornale” – ci dice Flavia, di Valle Giulia – è stata volutamente manomessa. Avevo detto che avremmo risposto alla violenza con la didattica, e mi è stato invece attribuita l’intenzione di voler rispondere alla violenza con altra violenza”.
Il cielo è di piombo: il cielo di piombo. Qualcuno dall’alto dei cieli prepara il gioco della paura.
Usciamo dalla Sapienza che è notte fonda. Andiamo a San Lorenzo, a prendere qualcosa da mangiare. A parlare di poesia, di utopia. A confessarci, sotto il cielo nero, il nostro desiderio di bellezza.
I nubifragi di questi giorni
mi hanno costretto al riparo
ai sottopassi, negli androni
tra venditori di ombrelli
e studenti in marcia sopra i ciottoli
lucidi di Roma… [...].
Tra tutte le chiese
sono entrato in quella più lontana e vuota:
senza guardare l’altare ho pregato
che tutta la discrezione del mondo
non mi impedisca di avere fratelli.
(Raimondo Iemma, novembre 2008)
[Roma, 6-13 novembre 2008]
di Giulia Laurenzi e Davide Nota