Nella puntata di E IO CI STO andata in onda Venerdì 29 maggio, a cura della Fusoredazione:
PLAYLIST 
Caparezza – Ulisse
Alice Cooper – Man behind the mask
Eminem – Business
Skiantos – Odio il brood
SOTTOFONDI DEI PARLATI
Easy Star All Stars – Any colour you like
Julie’s Haircut – Satan eats Seitan
Electric Wizard – Barbarian
Archive – Goodbye
il file audio della puntata:
NOI: CONSUMATORI DEMOCRATICI
LA BANALITA’ DELLA DEMOCRAZIA
Nella sua autobiografia, Secrets, Daniel Ellsberg spiega perché ha deciso di rischiare il carcere dando al New York Times i cosiddetti Pentagon papers, i documenti segreti sulle strategie statunitensi nella guerra del Vietnam. Sperando che la moglie Patricia lo aiutasse a chiarirsi le idee, Ellsberg le mostrò alcuni promemoria sui bombardamenti. Lei rimase sconvolta da espressioni come “necessità di arrivare alla soglia del dolore”; “bombardarli e affettarli come salami”; “convincere il nemico”; “ruota dentata”; “un altro giro di vite”. “Questo è un linguaggio da torturatori”; disse Patricia. “Bisogna denunciarli”.
L’episodio mi è tornato in mente leggendo alcuni articoli sull’attacco israeliano a Gaza. Davanti a una delegazione della lobby statunitense filoisraeliana Aipac, il presidente Shimon Peres ha confermato che “il nostro scopo era colpire gli abitanti di Gaza in modo da fargli passare la voglia di sparare contro Israele” : Anche Thomas Friedman sembra pensarla così. Aveva già spiegato che l’invasione americana dell’Iraq doveva essere un avvertimento per il mondo musulmano. Sul NewYork Times Friedman ha scritto che “l’unico deterrente a lungo termine è infliggere ai civili una dose adeguata di sofferenza”.
A quanto pare, i leader e i giornalisti più noti dei paesi democratici parlano come il numero due di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri e Hassan Nasrallah. E forse questo non ci sorprende neanche più. Invece è sorprendente e scoraggiante il fatto che nelle grandi democrazie la maggioranza degli elettori appoggi la morale perversa delle élite politiche. La democrazia, considerata come la terapia giusta per la maggior parte dei problemi del mondo, ha dimostrato di non essere politicamente ragionevole, anche se resta il male minore tra le forme di governo.
Nel 2006 i palestinesi hanno votato per Hamas, che a forza di invocare la distruzione di Israele rende solo più difficile la pace in Medio Oriente. Ma anche nelle democrazie apparentemente più mature l’opinione pubblica si comporta in modo irragionevole, visto che approva scelte così violente da far impallidire le azioni dei terroristi e dei dittatori.
Sul quotidiano Ha’aretz lo storico israeliano Tom Segev ha definito “agghiacciante e vergognosa” l’apatia israeliana nei confronti del massacro di Gaza. Per gli indiani si tratta di un déjà vu. Nel 2002 il governo nazionalista indù del Gujarat restò a guardare durante il massacro di più di duemila musulmani. II primo ministro del Gujarat, Narendra Modi, per molti indiani era diventato un mostro. Dopo il pogrom, i cittadini del Gujarat – più istruiti e più ricchi della maggioranza degli indiani – l’hanno rieletto a larga maggioranza.
Nel 2007 i giornalisti della rivista indiana Tehelka hanno filmato di nascosto alcuni nazionalisti indù dei Gujarat che si vantavano di aver stuprato e smembrato donne e uomini musulmani. Eppure, qualche mese dopo, Modi ha vinto di nuovo le elezioni. Anche se non può entrare negli Stati Uniti, Modi oggi è corteggiato da grandi gruppi industriali come Tata, e molti sostengono che sarà il prossimo primo ministro indiano. La vittoria della destra israeliana alle ultime elezioni è una conseguenza del terrorismo di stato. Perciò bisogna chiedersi se è giusto affidare i nostri princìpi etici alle istituzioni democratiche, al capitalismo liberale e allo stato-nazione.
“Fidatevi della maggioranza” si dice, ma spesso la maggioranza non ha il minimo buon senso.È vero che i suoi leader politici possono commettere o coprire atrocità come quelle del Gujarat. del blocco di Gaza o dell’occupazione del Kashmir grazie alla stupidità e all’apatia dell’opinione pubblica più che a causa della sua cattiveria. Ma questo non rende la stupidità e l’apatia meno distruttive della crudeltà dei dittatori e dei terroristi.
La “banalità del male” di cui parlava Hannah Arendt si riferisce proprio al torpore morale delle persone istruite che le spinge a commettere o a tollerare atti di estrema violenza. Arendt era sbalordita dal fatto che certe crudeltà “commesse su larga scala, non nascono da una particolare malvagità, patologia o convinzione ideologica dei loro autori. Questi anzi hanno come unica caratteristica comune una straordinaria superficialità”.
Superficialità e ignoranza sono diventate il nostro destino nelle società consumistiche di massa. Siamo troppo distratti per agire e ci limitiamo a delegare alle élite politiche il compito di prendere decisioni su questioni di vita o di morte. Siamo sfuggiti alle terribili conseguenze di queste decisioni che hanno colpito persone sconosciute in terre lontane. Oggi la crisi economica del mondo libero ci presenta il conto di questa deferenza collettiva nei riguardi di élite efficienti solo in apparenza e di istituzioni anonime e complesse.
È facile dare la colpa a Bush o ai tecnocrati di banche e aziende grottescamente sopravvalutati. Come ha ricordato Frank Rich sul New York Times, “ce la siamo spassata per dieci anni e l’abbiamo fatto mentre una guerra che credevamo a costo zero, e di cui non conoscevamo la portata, travolgeva lo spirito e la reputazione del paese”.
Nel 2008 la prospettiva di un collasso economico ha convinto gran parte degli statunitensi a votare in modo più razionale rispetto al 2004, quando avevano rieletto Bush. Ma in altre democrazie continueranno i fallimenti collettivi di cui ha parlato Barack Obama. E in questi paesi non ci sarà uno come lui che spinga le persone ad assumersi le loro responsabilità. I disastri economici o le guerre sbagliate non bastano a sollecitare una riflessione individuale o a rilanciare la prospettiva di una democrazia davvero partecipativa. È più facile, invece, che aumenti il richiamo dell’autoritarismo, come hanno dimostrato le democrazie europee negli anni trenta e la Russia in tempi recenti.
Molti indiani e israeliani sembrano decisi a eleggere, senza grossi scrupoli di coscienza, persone che parlano la lingua dei carnefici e dei terroristi. E la cosa peggiore è che queste democrazie corrotte potrebbero diventare la regola invece dell’eccezione.
Pankaj Mishra
11 febbraio 2009
(articolo tratto da The Guardian)
http://piste.blogspot.com
E SE CI TRAVESTISSIMO DA RIVOLUZIONARI?
La mia prima reazione è stata la perplessità. Mi ci è voluto un po’ di tempo per comprendere la straordinaria pertinenza del messaggio veicolato dall’ultima campagna di pubblicità Mc Donald’s. Senz’altro avete notato quella serie di manifesti nelle vie e nei metro o visto gli spot televisivi: vi si vede un manichino, per esempio un giovane uomo con gli occhi blu, cambiare di look. Selvaggio surfista, angelo dell’inferno barbuto, funzionario modello in cravatta, romantico bohémien pateticamente demodé, lui affronta questi multipli travestimenti senza paura. Lo slogan: venite come siete.
Il senso di questa campagna pubblicitaria si precisa comparandole ad altre campagne mondiali che risalgono al principio del 2000. Così la marca di abbigliamento Gap ha messo in scena nei video e nei manifesti gruppi di persone che danzavano in maniera particolarmente sincronizzata, serrati in ranghi alla maniera dei legionari romani, in un ambiente asettico, tutti vestiti alla stessa maniera. Il messaggio è semplice: vestendo i giovani sull’intera terra, Gap produce uniformità. Questi spot confermano il fantasma di un capitalismo eretto a sistema di dominio e reclutamento generalizzato, proprio mentre lo prendono in giro. Sulla stessa vena, Nike ha proposto più o meno nello stesso momento la parodia dei poster fascisti italiani. Pepsi ha mostrato degli individui nel metro o nell’universo urbano con gli occhi azzurri e con enormi sorrisi falsi. Che il consumatore indossi un’uniforme (Gap), un’attitudine stereotipata (Gap e Pepsi) o che egli semplicemente rinforzi i ranghi di una nuova armata (Gap e Nike) la marca si diverte ogni volta a evocare la propria impronta sulla società.
Con la campagna di Mc Donald’s siamo appena passati a uno stadio superiore. Il messaggio non è più: anche se voi siete tutti differenti, vi assomigliate perché in quanto consumatori comprate le stesse cose, ma precisamente l’inverso: noi non abbiamo più bisogno di imporvi un’uniforme né di regolare i vostri comportamenti. Voi avete diritto a tutte le forme di originalità è di espressione personale, ai look più conformistici come ai più eccentrici: poco importa poiché voi siete prima di tutto dei consumatori identici prima di differenziarvi. Nel primo caso, l’essenza individuale precede il comportamento del consumatore. Nel secondo, l’essenza del consumatore precede il comportamento individuale.
Nella nuova età del capitalismo integrato di cui ci parla Mac Donald’s, quale ruolo può giocare l’anticapitalismo? Forse nient’altro che un travestimento. Essere anticapitalisti sarà un po’ come credere al libero arbitrio in un universo integralmente sottomesso e determinato. Così sperare nell’avvento di un altro sistema – fondato sulla gratuità, le reti di scambio, la caccia e la pesca, o al contrario sull’economia pianificata, perché no? – magari portandone anche la maschera, non cambia niente. Il capitalismo è ben radicato; le alternative sono tanto desiderabili quanto irrealistiche. Dietro il più feroce degli angeli dell’inferno, il più sognatore dei romantici bohémien, il più fervente dei rivoluzionari, c’è un solo e unico uomo, è quello che continuerà ad addentare, di tanto in tanto, un Big Mac.
Alexandre Lacroix
Febbraio 2009
(articolo tratto da Philosophie Magazine)