E IO CI STO (MA MANCO TROPPO!) LUNEDI’ 15 GIUGNO

Posted: luglio 1st, 2009 under E io ci sto (ma manco troppo)!.
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Nella puntata di E IO CI STO andata in onda Lunedì 15 giugno, a cura della Fusoredazione:

 

PLAYLIST

Bad Religion – Faith in God

Ska-P – Sexo libertad y anarchia

Caparezza – Uomini di molta fede

Fabrizio De André – Nella mia ora di libertà

 

 

il file audio della puntata:

 

 

 

 

ORA DI RELIGIONE O SCUOLA DI RELIGIONE?

 

Insegnamento della religione cattolica e scuola pubblica:

verso un “modello-parrocchia”?

 

«Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal discutere qualsiasi questione che riguardi l’ora di Religione», secondo il coordinatore dei Cobas Piero Bernocchi. Che denuncia la diffusione di un “modello-parrocchia” nella scuola italiana. Di cosa si tratta?

Ecco i fatti.

Nel giro di pochi mesi, due docenti sono stati oggetto di pesanti sanzioni disciplinari. In entrambi i casi, il comportamento sanzionato metteva in discussione le modalità di applicazione del Concordato, ossia la presenza della religione cattolica nella didattica e nell’arredo della scuola pubblica italiana.

A febbraio Franco Coppoli, docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Professionale Casagrande di Terni, è stato sospeso per un mese dall’insegnamento e dallo stipendio per aver staccato il crocifisso dalla parete dell’aula durante le proprie lezioni (peraltro riappendendolo prima di uscire dall’aula).

Il 20 maggio scorso Alberto Marani, docente di Matematica e Fisica del Liceo Scientifico Righi di Cesena è stato sospeso dall’insegnamento e dallo stipendio per due mesi per «una molteplice serie di comportamenti concernenti i doveri di ufficio e la dimensione relazionale e cooperativa, che costituisce un valore irrinunciabile per la scuola» (così recita una nota dell’Ufficio Scolastico Regionale).

Tra questi comportamenti, «avere affisso nelle bacheche della scuola, durante il bombardamento di Gaza, 5 immagini di Handala (il bambino palestinese scalzo e sofferente) dopo aver usato “addirittura” la stampante della scuola» (Comunicato dei Cobas), aver messo pochi voti nel primo mese di servizio, e (soprattutto?) aver prodotto e distribuito un questionario sull’insegnamento della religione cattolica, dal quale emergeva la volontà degli studenti (quasi il 90%) di frequentare un insegnamento alternativo alla religione, se ne avessero avuto la possibilità. E in effetti il Collegio Docenti del Liceo ha, su proposta dello stesso prof. Marani, deliberato l’istituzione di tale insegnamento.

Sono solo casi isolati, o il nervo scoperto dell’insegnamento della religione cattolica comincia a vibrare? E se questa seconda ipotesi è fondata, perché?

Questi interrogativi si rafforzano alla luce di altri episodi, che non sembrano aver trovato altrettanta risonanza. Si tratta della pretesa, avanzata dagli Uffici Diocesani in almeno due regioni (Sicilia ed Emilia-Romagna), che l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica sia subordinata alla frequenza di corsi dottrinari di durata triennale, e al possesso di «una dichiarazione (preferibilmente redatta da un parroco) sulla testimonianza di vita cristiana del richiedente»: così recitano le “Indicazioni per la disponibilità degli insegnanti su posto comune all’insegnamento della religione cattolica” redatte dall’Ufficio Catechistico Diocesano – Settore Scuola dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio in data 26 marzo 2009.

Che concludono: «Per il mantenimento dell’idoneità è opportuno che, soprattutto in caso di variazioni o modifiche dei programmi ministeriali, gli insegnanti si mantengano aggiornati, e si impegnino a frequentare ogni cinque almeno un corso di aggiornamento».

Questa nota, va detto subito, non è nuova: già in passato si sono registrati tentativi analoghi di sovradeterminare con prerequisiti ad hoc l’idoneità all’insegnamento della religione.

 

Ma proprio nella regione Sicilia, attraverso la Direzione Scolastica Regionale, è stata emanata una nota, in data 29 aprile 2009; il Direttore Generale Di Stefano, intervenendo nel merito, premette che «viene segnalato da più parti che alcuni Uffici Diocesani imporrebbero la frequenza di corsi di aggiornamento, per rilascio dell’idoneità, a docenti della scuola dell’infanzia o primaria», e ribadisce che «tale imposizione, se realmente fatta, non sarebbe conforme a norma dato il carattere permanente dell’idoneità per il personale che insegnava religione cattolica nell’a.s. 1985/1986». E sottolinea, citando l’Avvocatura Generale dello Stato, che i requisiti di retta dottrina, testimonianza cristiana e abilità pedagogica possono essere oggetto, in caso di grave e accertata mancanza, della revoca dell’idoneità. E non, come sembra trapelare dalla nota diocesana citata, di una dichiarazione preliminare redatta da un parroco, sulla testimonianza di vita cristiana.

Si dirà: fondata o meno la richiesta delle diocesi, essa non riguarda unicamente l’insegnamento della religione cattolica?

In apparenza, sì: nei fatti, riguarda l’intera scuola pubblica italiana.

In primo luogo, perché se accolta si introdurrebbero elementi dottrinari e confessionali come prerequisiti all’esercizio della professione di insegnante.

E qui vale la pena di ricordare che, in assenza di docenti idonei o disponibili, l’insegnamento della religione cattolica (che è materia scolastica) può essere affidato a uomini di Chiesa nominati dalla Curia, anche privi dei necessari requisiti didattici (abilitazione all’insegnamento, superamento di un pubblico concorso, ecc.).

Ma soprattutto, non si tratta del solo insegnamento della religione cattolica. Perché la regolamentazione dell’insegnamento della religione cattolica ha formalmente riconosciuto all’insegnante che venisse privato dell’idoneità di non perdere il posto di lavoro, ma di essere spostato sull’insegnamento di “materie affini”. In altri termini, un insegnante i cui titoli di studio si riducono alla frequenza di corsi diocesani di aggiornamento e di una attestazione di vita cristiana da parte di un parroco potrebbe, attraverso questa procedura, by-passare concorsi, graduatorie e quant’altro e insediarsi, sopravanzando i precari che ne hanno titolo, su una materia. E nella scuola primaria tutte le materie sono “affini” alla religione cattolica.

Il Direttore Generale della Direzione Scolastica Regionale siciliana conclude la sua comunicazione con un diplomatico «Nella certezza della infondatezza delle notizie riferite».

Piacerebbe potergli dare ragione.

 

Girolamo De Michele

Lunedì 8 giugno 2009

www.carmillaonline.com

 

 

 

TAGLI ALLA SCUOLA STATALE:

A RISCHIO ANCHE L’ORA ALTERNATIVA ALLA RELIGIONE CATTOLICA?

 

I robusti tagli alla scuola statale decisi dal governo Berlusconi, oltre al forte ridimensionamento delle scuole di ogni ordine e grado, rischiano anche di far sparire l’ora alternativa all’insegnamento della religione. Lo denunciano, tra le molte altre cose, trecento presidi delle scuole del Lazio in una lettera stampata in oltre 40mila copie e distribuita agli alunni e ai loro genitori per informarli sulla “grave situazione finanziaria della scuola” amministrata da Maria Stella Gelmini (v. Adista nn. 55/08 e 77/09).

“A cinque mesi dall’inizio del 2009 non abbiamo avuto neanche un euro per il funzionamento quotidiano delle scuole”, scrivono i presidi. “Dal corrente anno i fondi per pagare le supplenze sono stati ridotti del 40%. Non abbiamo i soldi per pagare le visite fiscali. Le scuole statali italiane devono avere dallo Stato circa un miliardo di euro per spese legittimamente affrontate negli anni passati e mai rimborsate dall’Amministrazione. Circa il 52% degli edifici scolastici del Lazio non ha le certificazioni relative alla sicurezza e le aule sono quasi tutte sovraffollate.

A questa situazione si aggiungono i pesanti tagli del personale docente e del personale Ata (bidelli e amministrativi)”, “nonostante l’aumento degli alunni iscritti”. Tagli di risorse e di personale che, proseguono i presidi, avranno conseguenze immediate sulla didattica e sulla vita scolastica: “Scuole costrette ad elemosinare persino la carta igienica e le fotocopie; alunni che rischiano di restare senza docente per un gran numero di ore; forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi non finanziati direttamente dai genitori; ambienti ed aule chiusi perché inagibili e progressivo aumento del rischio di incidenti; azzeramento dell’ora alternativa all’insegnamento della religione nelle scuole medie e alle superiori”.

 

Sull’eventualità che l’ora alternativa alla religione cattolica (una delle tre opzioni concesse agli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, insieme allo studio individuale assistito e all’uscita da scuola) sparisca per mancanza di finanziamenti pubblici – violando così gli accordi concordatari che invece la prevedono espressamente – è intervenuta Antonia Sani del Comitato nazionale “Scuola e Costituzione”. “I tagli alle compresenze nella scuola primaria – ha spiegato ad Adista – e l’eliminazione delle ore ‘a disposizione’ (cioè quelle ore in cui un docente è in servizio ma non in e quindi viene utilizzato per altre attività didattiche, fra cui le supplenze nelle “scoperte” e l’ora alternativa, ndr) potrebbero rendere impossibile la predisposizione di attività alternative all’insegnamento della religione cattolica (Irc) ove richieste da genitori o studenti e l’esiguità dei fondi disponibili impedirà peraltro il ricorso a personale esterno. Tuttavia i dirigenti non possono ignorare che l’ora alternativa non è un’attività integrativa per arricchire il curricolo di alunni e alunne, ma un diritto irrinunciabile per coloro che non scelgono l’Irc. E soprattutto nel primo ciclo della scuola sappiamo che la richiesta dei genitori verte soprattutto verso un’attività formativa”.

A quanto paventato dai dirigenti scolastici si aggiunge, per il terzo anno consecutivo, un ulteriore elemento discriminatorio per gli studenti che non si avvalgono dell’Irc. Come già nel 2007 e nel 2008 (v. Adista nn. 41/07 e 45/08), anche quest’anno il ministro dell’Istruzione, nell’Ordinanza che regola lo svolgimento degli esami di Stato (n. 40 del 9 aprile 2009), ha stabilito che i docenti di religione prendano parte alle deliberazioni del consiglio di per l’attribuzione del “credito scolastico” (cioè una quota di 25 punti su 100 che si ottiene sia dalla media dei voti del triennio sia dalla valutazione di eventuali attività extrascolastiche regolarmente certificate e approvate dai docenti), penalizzando di conseguenza gli studenti che non partecipano ad alcuna attività alternativa o che optano per uscire da scuola.

Un’Ordinanza contro cui alcuni studenti e diverse associazioni (fra cui l’associazione nazionale “Per la scuola della Repubblica”, Comitato insegnanti evangelici, Coordinamento genitori democratici, Cidi, Italia Laica) si apprestano a presentare un ricorso al Tar. Aggiunge a riguardo Antonia Sani: confermiamo “il nostro impegno e la nostra mobilitazione per la laicità della scuola e contro la soppressione di attività alternative, non imposte ma liberamente richieste da coloro che non si avvalgono dell’insegnamento della religione”.

 

Luca Kocci

6 giugno 2009

www.adistaonline.it

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