Il 14 gennaio al Circolo degli Artisti hanno suonato gli ZU
(preceduti dai DISPOSITIVO PER IL LANCIO OBLIQUO DI UNA SFERETTA).
Per chi di voi se li fosse persi, per chi invece c’era e vuole rivivere il concerto, per chi non li conosce e cercava la ricetta della zuppa ma gli è partito invio quando aveva scritto soltanto zu

queste sono le prime
RECENSIONI INCAUTE
E’ Anche Rumore…
La Banale mi aspetta nel bar “più coatto del mondo”
come mi scrive nel messaggio.
L’ho pregata di essere puntuale e l’ho battezzata “mamma orsa” per la serata. Mi sembrava carino, anche se lei non c’entra niente con gli orsi, forse lo scoiattolo le si addice di più, visto che si muove in continuazione. Infatti non fa che agitarsi sul sedile della mia auto mentre la traghetto in zona Circolo degli Artisti.
Mentre camminiamo verso il tempio scintillante della musica romana, tempestato di ex indie rockers che adesso viaggiano su stili più sobri dati gli ultimi cambiamenti di tendenza, mi accorgo di avere in tasca il coperchio di una scatola dai contenuti illeciti che a casa non trovavo. l’avevo messo nella borsa, ma senza la scatola. Sto andando in giro con un coperchio nella borsa. Lo dico a La Banale e lei dopo avermi derisa in svariati modi dice, come colta da un illuminazione, “potrebbe essere il coperchio del vaso di pandora..”. Io divento seria perché quando fa così mi fa un po’ paura, ma anche perché mi piace essere sarcastica con lei e soprattutto perché mi diverto a non darle ragione.
Il Circolo è pieno di gente e stanno suonando i Dispositivo per il Lancio Obliquo di una Sferetta quando arriviamo, perfettamente in tema con la serata Math Rock cui stiamo assistendo. Penso che questo genere sia arduo da suonare, ma ancora più arduo da sentire su disco. Ma sono abbastanza convinta che concerti del genere meritino assolutamente di essere visti.
Rivedo i Dispositivo a distanza di tempo ed è difficile non constatare il loro progressivo miglioramento. Non è solo una questione di tecnica, che hanno da vendere, ma anche di calore e di pulizia. A parte i complicati incastri ritmici e i fraseggi che sboccano in sonorità spesso aperte, ora sinuose e avvolgenti ora spigolose e ingarbugliate, che ricordano le sonorità di giganti del prog più sregolato e contaminato quali Frank Zappa e Motorpsyco, i Dispositivo riescono ad esprimere enfasi e caos nel modo più ordinato e pulito possibile e, nonostante la supponenza del genere, riescono ad essere anche calorosi e simpatici nei confronti di chi li ascolta. E’ il loro modo di smaniare sugli strumenti come se fossero posseduti e la padronanza nel gestire melodie complicate e assurde a renderli interessanti agli occhi di chi ascolta sotto il palco. Follia e buon gusto direi che sono i principali ingredienti di questo gruppo, senza parlare della preparazione che hanno alle spalle.
Un momento di pausa prima della tempesta. Una sigaretta e una birra, e una moltitudine di persone che si affollano all’entrata della sala. Stanno per cominciare. Infatti ecco che si palesano gli Zu, portatori di un verbo ai più ignoto. Ho sempre pensato che gli Zu li sentano il 15% di coloro che dicono di ascoltarli. Penso che siano un gruppo non facile da seguire e che siano esponenti di una lunga generazione di sperimentatori incompresi che si estende da Stravinsky fino ai Don Caballero e che dal vivo fanno faville. Difficile intuire l’alchimia per cui un sax baritono, una batteria e un basso che apparentemente sembrano muoversi ognuno per conto proprio, riescano ad incastrarsi e a produrre materiale sonoro che si fa largo tra generi molto diversi tra loro come jazz, drum an bass, metal e punk; il tutto imballato e sigillato con la scritta “hardcore”. Principalmente vengono proposti pezzi di Carboniferous, il loro ultimo lavoro del 2009. Qui incastri ritmici e sperimentazione oscillante tra deliri strumentali e oscure forme musicali la fanno da padroni, ma del resto ci troviamo di fronte ai migliori esponenti del genere. Si aggiunge all’allegro terzetto anche Giulio Ragno Favero, bassista de Il Teatro degli Orrori nonché ex One Dimensional Men , che in veste di chitarrista aggiunge il groove della sua chitarra acida a quella miscellanea eseguendo Obsidian. Si parte da Chtonian, si procede passando per Carbon, Mimosa Hostilis, Orc preceduta da latrati di cani. Il tutto si muove lungo suoni stridenti e ridondanti che in alcuni momenti sembrano quasi doom, per concludersi con Ostia, forse il pezzo più noto del gruppo. Riprendono con bis di Bromio (1999) e pezzi che hanno l’aria di una vera e propria jam session improvvisata per il pubblico “tanto noi ce lo possiamo permettere e viene comunque bene”.
Va bene infatti è un bel concerto, ma ogni volta che mi torna in mano il coperchio della scatola non posso fare a meno di pensare che forse non sto bene per niente. La Banale di fianco a me sembra soddisfatta del live, per lo meno da un po’ sta buona e ferma. Ecco, probabilmente è come me e anche lei con la musica si calma. Certo è che la caratteristica di questo genere entropico non è solo la musica, è soprattutto il rumore.
LaPunk

Alla corte degli Zu.
Mi piacciono le sorprese. A voi? A chi non piacciono d’altronde… E fu così che mi lasciai trascinare nello storico stanzone asettico di via Casilina Vecchia. “Suonano gli Zu!” “L’anno scorso li ha presentati Danny De Vito!”
Ah beh, ora ho capito. Salgo in macchina dell’amica punk e ci avviamo verso il Circolo Degli Artisti (per chi ancora non avesse capito de che stamo a parlà) La sala è gremita come sospettavamo ma riusciamo a trovare posto per noi e per un coperchio (curiosi, eh?)
E’ la fine dell’inizio, o meglio, il live in apertura dei Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta è agli sgoccioli – scusate il ritardo – trovo il loro post rock ambient e crick e crock piacevole ma è solo quando aumentano i ritmi, che mi vanno a genio davvero! Le chitarre si rincorrono e sfiorano pulsazioni psichedeliche che entrano con facilità nel nostro vaso di Pandora… penso che possano permettersi di esibire un nome lunghissimo e di essere lo specchio di un’inquietudine mista a tranquillità in salsa elettro – progressive. Poi la sala si svuota e la fila al bar aumenta. Scappiamo a prendere una birra fuori, si rientra e un impero di Gulliver mi impedisce la visuale ma ho un amico Gulliver anch’io: posso avere la cronaca del concerto degli Zu, d e t t a g l i a t a. Qualche volta mi metto sulle punte perché la curiosità è tanta e come una ballerina (votatemi da casa, la Celentano ce l’ha con me) scruto le teste di Mai, Pupillo e Battaglia. Sax, basso e batteria e una miriade di suoni convulsi/metodici/da brividi e la testa segue il ritmo.
I brani sono quelli dell’album del 2009 e siamo di fronte a un vulcano che erutta copioso: i polmoni di Mai proiettano nell’aria lapilli incandescenti, che fiato ragazzi.. E tutto intorno, il magma fluido e di un potente rosso, cola lungo le pareti del palco insieme a: foraminiferi fusiformi, coralli, brachiopodi, molluschi, briozoi, crinoidi, ostracodi e insomma a tutte le forme di vita appartenenti al periodo Carboniferous.
Pupillo domina la lava, sdraiato sul suo basso effettato e Battaglia dà il meglio schivando trilobiti, quando si alza in piedi sferrando colpi alla batteria. “E’ volata una bacchetta” dice l’amico Gulliver, “lo credo bene” rispondo. La Punk è molto attenta a quanto sta ascoltando, ve lo faccio notare perché è un metro di giudizio: non è semplice catturare la sua attenzione ma il punto è che c’era proprio tutto… Un post – jazz, una minuziosa elettronica, linee metalliche e pure un teatrante degli orrori alla chitarra. Ma insomma, qual è chiave di volta, di questi cervelli in fuga dallo stato “pizza e mandolino”? Fusione, accelerazione, un basso frenetico, un sax incalzante, una batteria pestata a sangue con garbo e un pubblico che si agita, rapito dai pifferai magici capitolini: e meno male che erano di difficile ascolto.
Poi ho sentito abbaiare e Gulliver mi ha rassicurato sulla non presenza di cani sul palco – per intenderci, il mio animale casalingo è molto geloso – “Che fanno?” chiedo, perché ormai non vedo più. “Niente, il batterista è in piedi, il chitarrista è sul posto come prima, il sassofonista suona e il bassista guarda in alto in un punto fisso” E dunque chiedo rassicurazioni sulla non – presenza della Madonna sul palco: anche oggi l’abbiamo scampata, non c’è. Ci sono solo la potenza dirompente di Ostia e talenti da esportare all’estero, oltre a Laura Pausini, ovviamente. Il diavolo fa le pentole, La Punk quando non è maleducata ci mette i coperchi e io i vasi, per conservare serate come questa.
N.B. nessun cane è stato maltrattato durante il concerto.
Banale
per chi volesse maggiori notizie sugli ZU:
http://it.wikipedia.org/wiki/Zu_%28gruppo_musicale%29
e magari ascoltare qualcosa di loro…
OSTIA: http://www.youtube.com/watch?v=hun8GlxGYus
CARBON: http://www.youtube.com/watch?v=LcZlKwbvgCE&feature=related
(entrambi da CARBONIFEROUS, 2009)
e per i DISPOSITIVO PER IL LANCIO OBLIQUO DI UNA SFERETTA:
si mi piacciono le sorprese!e mi è piaciuto vivere questo concerto grazie al tuo articolo! grande davvero, e bellissima l’idea delle due recensioni, l’una completa l’altra!
complimenti davvero, adoro come e ciò che scrivi! attendo con ansia la tua prossima recensione Banale!
Commento di Jules — gennaio 24, 2010 @ 10:05 pm
nonostante un impero di Gulliver impedisse la tua visuale io con le tue parole l’ho visto benissimo questo concerto!
geniale questa Banale
Commento di Clara — gennaio 24, 2010 @ 10:09 pm
è davvero un piacere leggerti banale, mi hai fatto rivivere un concerto che già avevo molto apprezzato.. e con la tua descrizione l’ho apprezzato una seconda volta.. incantevole ed irriverente ironia. al prossimo concerto
Commento di Francesco — gennaio 24, 2010 @ 10:27 pm